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Maria nei Vangeli del Nuovo Testamento

20/12/2006

Narra una leggenda norvegese che si perde nella vastità del tempo, di come un uomo di fronte alla bellezza di un fiordo immerso nella magia del gelido inverno, abbia sentito la necessità di prendere quattro assi e con quelle abbia circoscritto una piccola parte della infinita magnificenza che lo avvolgeva, così tanta magnificenza da fargli perdere la mente e il cuore.
Non solo, termina di raccontare l'antica leggenda, era nata la cornice ma era nata anche la consapevolezza del limite dell'uomo anche per il proprio sentire. L'uomo quindi, secondo quest'idea, può esprimere una parte, può esprimere un tratto anche se alto come nel caso dell'espressione artistica; alto perché, pur per l'appunto costretto nel limite, si proietta verso dimensioni che il superano, che tentano l'oltre. Cosa spinge a questa ricerca, cosa preme a spingersi oltre, cosa spinge verso quella comunicazione complessa, articolata, icastica, simbolica, sintetica, astratta, ermetica.. chiamata opera d'arte?.."Emanazione dello spirito" secondo l'idea hegeliana; non so se sia questa l'arte, so, comunque, che qualcosa di forte e di profondo deve pur aver segnato i lavori che stiamo vedendo; i lavori di Rita Bellini.
Rita Bellini è una pittrice, una pittrice che ha studiato, lottato, sofferto, gioito lungo il corso della sua mai esaustiva ricerca; ogni volta aggiungendo togliendo, modificando e sperimentando con consapevolezza. Chiunque abbia avuto l'occasione di vedere i quadri/rappresentazioni di Rita Bellini o anche una parte di quelli non ha potato non apprezzarne il rigore, la limpidezza contenutistica, la sapienza pittorica, la capacità di gestire gli spazi o gli equilibri tra segni e colori, l'irruente matericità che spesso caratterizza le sue invenzioni.

Sono nove i lavori - che oggi ci propone dal complessivo emblematico titolo: - Maria, dai vangeli del Nuovo testamento -.
Sono dei collages, tecnica nella quale la Nostra ha già avuto lunga frequentazione; ma questi sono collages altri; potremmo dire subito che sono "segnati" da una intensa complessità pittorica; si mescolano ai colori, infatti, i suoi studi e interessi filosofici; ecco che affiorano/scompaiono, ecco che s'intravedono/riemergono frasi evangeliche così da rendere la pittura (perché mai viene dimenticata o persa di vista la pittura) contemporaneamente sintetica o analitica.
Sempre attenta, comunque, l'attenzione verso quell'armonia che - fragile e delicata è comunque essenziale nella realizzazione di un lavoro artistico. E' una pittura ricca, densa si di idee originali ma costellata di citazioni, di allusioni ricolma di entusiasmo per la pittura, per Maria, per la forza delle proprie convinzioni.

"Si ritrovô incinta ad opera dello spirito" (dal vangelo primo di san Matteo) e compare armoniosa, quasi atemporale, una madonna di Antonello da Messina entrata nel gioco pittorico (nel senso elevato) di Rita Bellini in perfetta armonia con il suo intento; non si tratta di una operazione puramente culturale, non si tratta di un usare la mera conoscenza; si tratta, quasi, di un sincretismo artistico, si tratta di un scegliere quel segmento per esprimere ciò che lei, la pittrice, sente; utilizzo del diverso da se' per dire di se' in altre parole. Diciamo poi che questo ciclo di nove momenti non rappresenta un percorso attorno alla figura di Maria quanto, a mio avviso, uno squarcio tra il cognitivo e il fideistico, attoro alla figura di Maria; un accorato appello, in alcuni momenti, non solo a credere ma anche a ricercare nella parola-verbo del testo evangelico.
In ogni caso Rita Bellini, lo ripetiamo, rimane una pittrice a tutto tondo tesa a riprodurre/inventare e proporre il mondo e l'oltre il mondo. Ii fisico e il metafisico sono, nelle sue pitture indissolubilmente legati, o meglio, intrecciati persino (potrebbe parere un paradosso) nella sua raffinata matericità che si stempera spesso (il ciclo ne costituisce un esempio) in una sorta di lirismo spirituale che si spinge, talvolta, fino ad un personalissimo afflato profetico; d'altro canto ogni artista, ogni artista autentico intendo, non può essere altro se non ciò che è Rita Bellini: è persona complessa e quindi tale è la sua espressione artistica; una tensione totale verso l'amore, verso un amore totale che non conosce compromessi o titubanze e ciò traspare anche dall'odierno ciclo su Maria, donna tra le donne madre tra le madri.

Nei suoi lavori Rita Bellini non concede mai spazio all'effetto ammiccante, a! facile segno che provoca l'applauso, alla superficiale suggestione molte volte frutto più della vanità che della ricerca; la nostra pittrice preferisce la faticosa ma nobile via della coerenza; scelta coraggiosa soprattutto in un contesto che privilegia la trovata, la meraviglia intesa, alla fine, come spettacolo appagante, come riflettori, come abbagli e giochi di illusioni.
Rita Bellini non propone l'illusione ma lo sguardo attento verso una realtà in gran parte gretta, arida e tendente all'interesse immediato al piccolo egoistico vantaggio. La Nostra, al contrario, ha respiro largo, ha passioni vaste, ha visioni che cercano di trascendere i nostri umani limiti pur, di questi, essendone pienamente consapevole.

In conclusione incontrarci oggi con le opere e con queste opere nello specifico di Rita Bellini, ê contemporaneamente un modo per entrare in relazione con la sua pittura e con la sua concezione spirituale - umana della vita e dei misteri ad essa legati.

La fuga in Egitto